sabato, 04 luglio 2009
Tiziano Scarpa ha vinto il premio Strega - una vittoria limpida, peraltro, a differenza di tante altre volte, visto che è stato prescelto dalla giuria degli studenti e dalla Società Dante Alighieri, i cui voti sono difficilmente manovrabili dai gruppi editoriali - e subito si alza il brusio masticatorio dei rosiconi.
Poveretti, chissà quanto soffrono: loro in basso e dall'alto gli piove in testa di tutto - carte di caramella appallottolate, cenere di sigaretta, mozziconi ancora accesi.
sabato, 27 giugno 2009
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temi: iran, resistenza, fascisti, teocrazie
sabato, 20 giugno 2009
Domani per l'ennesima volta mi turerò il naso e andrò a votare per il ballottaggio della provincia di Milano. Sa dio quanto mi costa, soprattutto se si tiene conto della posizione vergognosa assunta dalla passata giunta provinciale di centrosinistra su questioni ambientali come la stronzissima tangenziale anas che minaccia, con il beneplacito dei nostri corifei democratici della logistica neoliberista, di segare in due il mio amato amatissimo Parco del Ticino. Meglio che non ci pensi, sennò domani me ne resto a casa e il senso di questo post va a farsi fottere.
Però qui siamo in Lombardia, non in Emilia o in Toscana (dove peraltro i compagni stuprano volentieri il territorio in nome del profitto e dello "sviluppo"). Qui si vive davvero nel fetore del pensiero unico berlusconiano-leghista, circondati da una poltiglia mortifera di qualunquismo, fascismo, razzismo, ostentazione e volgarità. Non ci è concesso di fare troppo gli schizzinosi.
Ma almeno per la prima volta avrò il piacere di presentarmi al seggio, rifiutare le schede del referendum e vedere l'effetto che fa (sulla faccia del/la presidente di seggio).

"Ma tu non sei quello che fa l'anarchico? E vai a votare? Che anarchico sei?".

Rispondo con il pezzettino che segue, che avevo scritto prima delle elezioni del 6-7 giugno per il "Primo amore" e che poi  avevo scartato.


Io credo che l’ossessione astensionista – o per meglio dire ritornelli come “voto inutile, politica marcia” o “elections piège à cons” – almeno a sinistra nasca soprattutto in chi senza accorgersene ha una visione molto limitata di ciò che è la politica. Cioè in chi, anche quando nega che sia così, in fondo pensa che la politica sia più o meno tutta compresa nell’insieme della politica parlamentare o partitica; e non si rende conto che invece questo è solo un infimo sottoinsieme di un insieme molto più grande.
Ci sono poi gli anarchici ortodossi, vecchio stile, meritevoli di un sorriso di benevolenza ma solo per amor di folclore, perché il “cretinismo astensionista” (espressione di Bakunin) non è cosa di cui andare fieri. Anche il loro è un sottoinsieme piccolo piccolo scambiato per l’insieme più grande.

Io credo che sia possibile vivere il voto laicamente, non come un obbligo inderogabile scolpito su tavole di granito ma nemmeno come una “trappola per coglioni”. Bisogna saper vedere le cose in proporzione, così come sono veramente, capire cosa è lecito e legittimo aspettarsi o non aspettarsi dal piccolo sottoinsieme della politica partitica, sapere bene che non è tutto lì dentro, che quasi niente è lì dentro. E sapere altrettanto bene che quel “quasi” ha comunque la sua importanza.



Aggiungo solo che, secondo me, oggi a livello delle istituzioni locali si gioca gran parte della partita politica. E' lì che gli orientamenti ideologici prendono corpo e si concretizzano, è lì - e non a livello nazionale, dove tutto è bloccato e non esiste alcuno spazio di agibilità - che si può ancora fare politica nel senso originario e nobile del termine. Finché gli anarchici non capiranno le potenzialità dirompenti di questa cosa, resteranno nel microscopico ghetto in cui si sono autosegregati dal secolo scorso.

giovedì, 18 giugno 2009
Oggi è il compleanno di Paul McCartney - che suona il basso ed è mancino come me, e nonostante sia il più odiato dei Beatles, dei Beatles non era certo il più stronzo e il meno dotato (certamente era meno stronzo di John Lennon) -, Raffalella Carrà e un essere vivente (si fa per dire) che ricopre incarichi istituzionali nel Nordest di cui non dico altro per non vomitare. In più è anche il mio compleanno.

Il 1973 è da tempo uscito dalla cronaca per scivolare negli archivi della storia.
Nel 1973 in Italia non esistevano i cartoni animati giapponesi.
Non esisteva nemmeno mia sorella, dato che è arrivata solo nel '75. Non parliamo di mio fratello, che ha avuto la sfortuna di nascere addirittura nel decennio successivo.
A marzo i Pink Floyd pubblicavano il loro disco più fortunato e sopravvalutato, quello con il prisma in copertina e quell'insopportabile canzoncina con la trombetta diventata inspiegabilmente il loro greatest hit.
In aprile venivano inaugurate le Twin Towers di New York.
In settembre il golpe di Pinochet in Cile. Kissinger nominato segretario di Stato.

Ma questa è la più bella: nell'ottobre 1973 - leggo su Wikipedia -, Indro Montanelli abbandona per protesta il Corriere della Sera, accusando il direttore Piero Ottone di aver portato il quotidiano su una posizione filocomunista.
Il Corriere filocomunista? Ahahahahahahahahah! E senza ricorrere all' LSD!
Poi mi chiedono perché io mi ostini a stimare Montanelli (rip) meno di un botulus microporus.

A parte il Corriere-criptoPravda, in Italia a quanto pare il 18 giugno del '73 non è successo niente di importante (per fortuna), tranne la nascita del sottoscritto che è - credo - stata importante per la mia famiglia.

Il 18 giugno, due anni prima che io nascessi, è morto il mio nonno paterno, perciò porto il suo nome (Eugenio) come secondo nome. "Eugenio" fa ridere quando lo dico, eppure l'ho sempre trovato un bel nome - un po' desueto, certo, ma nobile e severo. In greco significa "di nobile stirpe".

Il 18 giugno del 1815 si è combattuta la Battaglia di Waterloo, cioè uno dei punti di svolta cruciali della Storia mondiale. Le pagine che Hugo le ha dedicato nei Miserabili sono tra le più memorabili della letteratura di tutti i tempi.

Insomma, anche i meno ferrati in matematica a questo punto capirebbero che oggi compio 432 mesi. Non sono ancora riuscito a farmi una posizione, in compenso ho una figlia che è venuta fuori bionda con gli occhi azzurri, a dimostrazione che i longobardi un po' di seme in giro per la pianura padana tra una guerra e un editto l'hanno sparso. Del biondo m'importa 'nasega, ma blue-eyed people rule.

Da tutto ciò che precede questa riga si evince che oggi, per la ricorrenza, mi concedo un po' di gratuito ombelico, rompendo il riserbo che da sempre ho interposto tra la mia persona e la rete e regalando agli 0,34 lettori del presente блог un mio autoritratto inedito alla faccia della privacy:
sono nato sotto lo stesso segno di Dante Alighieri, Che Guevara, Bob Dylan e il subcomandante Marcos (e dici poco!), sono mancino, miope, poliallergico, ho ereditato gli occhi azzurri e il colorito-latticino del babbo, porto la barba, questa estate smetto di fumare, non sono né alto né basso e non sarei né grasso né magro ma il mio bisogno patologico di dolci ormai incontrollabile mi sarà probabilmente fatale.
Inoltre ho the so-called celtic toe, quello che i francesi chiamano "le pied ancestral" (boia dé).

*

Update 06/19 at dawn:

Grazie, grazie, ho ricevuto una valanga di regali nonostante avessi espressamente chiesto di avere solo un certo libro (che ho avuto). Poi ho mangiato come un maiale, le tre porzioni e mezzo di risotto giallo mi hanno quasi ucciso ma è il piatto più buono del mondo (milanese gastronomy rulez), il pomeriggio è passato in una specie di nube di incoscienza, mi sono ripreso quand'era ora di andare a dormire.

Ah, dimenticavo di dire che non vado quasi mai al mare se non in inverno, ma amo di un amore fanatico la montagna, soprattutto le Dolomiti su cui ho trascorso le tre estati più belle della mia vita.
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temi: ombelico
martedì, 16 giugno 2009
Io sto a destra.



(Foto: Reuters)
sabato, 13 giugno 2009
L'onda della destra e dell'estrema destra in Europa, Ratzinger in Vaticano, Sarkozy in Francia, berlusconi in Italia, i clericofascisti en travesti del PP in Spagna molto probabilmente alle prossime elezioni, Netanyahu in Israele, Ahmadinejad in Iran... Obama non è il segno che la marea sta cambiando, ma una anomalia. Una deviazione eccentrica destinata a svanire senza eredi.
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temi: fascisti, restaurazione, obama
venerdì, 12 giugno 2009
Da tempo assistiamo alla comparsa - o al ritorno - di fenomeni sociali che solo fino a pochi anni fa avremmo liquidato come fantapolitica estrema. Come archetipi junghiani, certi spettri riaffiorano periodicamente sulla superficie della storia. Ma la cosa più sconcertante è l'assoluta mancanza di reazione da parte dell'opinione pubblica, dei media, degli uomini delle istituzioni, insomma di tutta la società nel suo complesso.
Per non parlare delle connivenze, delle simpatie, del consenso più o meno strisciante, più o meno tacito. Svaporato il concetto di popolo, resta la sua caricatura, ossia la plebe nel senso in cui la intendeva Hannah Arendt:
«
Se è un errore comune del nostro tempo immaginare che la propaganda possa ottener tutto e convincere la gente di qualunque cosa, purché si presentino gli argomenti con sufficiente abilità e si gridi abbastanza forte, l'errore di quel periodo era pensare che, "voce di popolo, voce di Dio", il compito di capo fosse (…) quello di seguire supinamente quella voce. Entrambe le opinioni derivano dallo stesso errore fondamentale, quello di identificare la plebe col popolo invece di considerarla come una sua caricatura.
La plebe è composta da tutti i declassati. In essa è rappresentata ogni classe della società. Perciò è così facile confonderla col popolo, che pure comprende tutti gli strati. Mentre nelle grandi rivoluzioni il popolo lotta per la guida della nazione, la plebe reclama in ogni occasione l'"uomo forte", il "grande capo". (…) I plebisciti, con cui i dittatori moderni hanno ottenuto così eccellenti risultati, sono quindi un vecchio espediente degli uomini politici che capeggiano la plebe. (…)
L'alta società e i politicanti della Terza repubblica avevano alimentato con una serie di scandali e di frodi la plebe francese a cui, in un'epoca che non conosceva ancora la disoccupazione come fenomeno di massa, erano affluiti i ceti medi travolti dalla rovina economica. Essi provavano, per questo prodotto del loro malgoverno, un sentimento di paterna condiscendenza, misto ad ammirazione, coscienza sporca e paura. Il meno che la società potesse fare per la plebe era proteggerla verbalmente. E mentre la plebe aggrediva gli ebrei per la strada, e prendeva d'assalto i loro negozi, il linguaggio dell'alta società faceva apparire la violenza fisica un innocente gioco da ragazzi
».

Quello della Guardia Nazionale è solo un esempio, particolarmente spaventoso e ributtante (consiglio a tutti di leggere l'articolo fino in fondo e co attenzione). Ma non è più terribile di quello che da anni e con grande successo sta facendo la destra eversiva oggi al potere, a livello di stupro della dignità, della democrazia e della civiltà.
E a ben vedere se i klansmen, le centurie nere o le squadracce tornano a calcare le nostre strade, una grossa parte di colpa va addossata a chi - governo ministro sottosegretario o semplice parlamentare - le ha avallate giuridicamente, concedendo loro spazio e agibilità.


Tale è la sensazione di immobilità, di impotenza, che a volte per la disperazione mi metterei da solo per la strada a gridare Vergogna! Svegliatevi! Reagite!
Ma non servirebbe a un cazzo.
E in fondo anche questa rabbia disperata porta in sé germi pericolosi. Il nichilismo dei giovani russi che a metà dell'Ottocento si trasformarono in terroristi nacque anche dalla percezione di questa palude e di questa impotenza di fronte all'orrore di una realtà sociale e politica bloccata senza possibilità di redenzione.
La loro risposta alla domanda "Che fare?" fu un misto di romanticismo utopico e fanatismo parareligioso. L'ossimoro di disperazione non rassegnata e sogno inestirpabile di rivoluzione palingenetica li portò sull'unica strada che allora parve loro percorribile: la lotta contro la società per amore della società; lo scontro frontale con il presente nel nome del futuro; in concreto, l'assassinio politico e l'attentato (anche suicida). Il metodo non era a conti fatti meno mostruoso del drago contro cui, cavalieri poveri catapultati in un'epoca tutt'altro che cavalleresca, volevano combattere.
E quella strada si è rivelata un vicolo cieco.
mercoledì, 10 giugno 2009
Sommo in me è il desiderio di abbandonare l'umano consorzio a sé stesso e alle sue miserie, in ispecie quello che popola il paese in cui mi toccò in sorte di nascere, e al quale non perciò mi legano altri vincoli che non siano i natali. Anzi fin dalla primissima infanzia mi trovo a vivere quivi quasi in guisa di straniero, indifferente o peggio avverso alla maggior parte delle tristi passioni che animano coloro che solo le leggi e le convenzioni chiamano miei concittadini, molte fiate ho sperimentato questa voce interiore che mi lusingava con allettanti fantasie di fuga.

Tuttavia, per motivi di famiglia e per altri impedimenti di natura pratica ma non perciò meno insormontabili, mi trovo impossibilitato a emigrare in altro paese dove i difetti nazionali mi siano più congeniali e meno molesti. Né per analoghe ragioni posso costruirmi un riparo tra i boschi in cima alle montagne, lontano dalla pazzia incivile che come una pestilenza va diffondendosi di borgo in borgo e di città in città, non risparmiando né le sparute campagne né le valli più rimote, e falcia in egual misura giovani e vecchi, ricchi e miserabili, trasformando di giorno in giorno lo stato in una lotta ferocissima tra birbanti.

Però stretto tra la tentazione di lasciare il mondo e l'impulso gettarmi con rabbia contro i mali che, affliggendo la nazione, finiscono per affliggere e soffocare la mia vita, mi struggo e in silenzio stringo i pugni, digrigno i denti come le fiere in gabbia e vado formulando i più foschi e tumultuosi propositi.

Invece bisogna pensare bene alle conseguenze, conservare il massimo di lucidità e tenersi allenati. E poi, purtroppo, tra fuga salvifica e lotta disperata, la stupidità del mio temperamento mi fa propendere per la seconda nonostante mi appaia molto più gradita la prima.
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temi: resistenza, restaurazione
martedì, 09 giugno 2009
Per me due cose, specie se incrociate, sanno trasformarsi in potenti madeleine. Sono il colore del cielo e l'odore dell'aria.

Stamattina sono stato svegliato a un'ora indecente  persino per me che non amo poltrire a letto, perché mia figlia ha deciso che le giornate iniziano all'alba, o meglio ancora prima. Ho messo su il caffè, acceso lo scaldabiberon, spalancato le imposte per combattere con po' di chiarore reale la malinconia senza fascino della lampadina. Nel farlo, per un attimo mi sono sporto oltre il riquadro della finestra con il tronco, come una specie di centauro vegetale dell'era moderna. Nel silenzio del cortile ancora addormentato la combinazione del profumo disciolto nell'aria, la brezza fredda che mi si è sfegata sulla faccia e la sfumatura grigio argento delle nuvole che ingombravano il cielo mi ha colpito la  memoria con un pugno formidabile. Ne sono uscite due immagini, anzi due ricordi visivi e olfattivi.

A Parigi diciassette anni fa, quando sono saltato giù dal treno alla Gare de Lyon sentendomi Kerouac, il cielo aveva lo stesso colore, l'aria lo stesso odore freddo. Abbiamo percorso la banchina fino in fondo con in groppa zaini troppo grossi per la durata prevista del nostro viaggio e siamo usciti sulla strada in cerca di caffeina con in bocca già la prima o la seconda sigaretta del giorno, nonostante allora si fumasse poco e soprattutto per posa.

E aveva lo stesso colore e l'aria lo stesso odore freddo l'anno prima a maggio, in quel maggio mozartiano, quando ho percorso il viale alberato con in bocca il cattivo sapore della prima sigaretta insieme a decine di altre pecore stropicciate come me, che trascinavano gli zoccoli assonnati e controvoglia verso la sede del distretto militare per la visita di leva. E mi sono ritrovato a chiacchierare con S., il mio vecchio amico dei tempi dell'asilo e delle medie, a ricordare di quando a pranzo mi offriva il tonno con le patate e io chissà cosa gli offrivo in cambio, forse saltimbocca e spinaci.
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temi: memoria
lunedì, 08 giugno 2009
Poche e brevi riflessioni sul voto europeo (sì, lo so, tutti oggi si sentiranno in dovere di trasformarsi in politologi, un po' come succede col calcio quando arrivano i mondiali e anche chi non sa una sega diventa l'allenatore-ombra della nazionale: ma io almeno mo faccio qui sul mio misconosciutissimo diario privato-pubblico, altri non meno cialtroni lo fanno con non maggiore autorevolezza sulla pagine dei giornali).


In Italia: poteva andare peggio. Quasi tutto era ampiamente previsto - vittoria del partito neofascista (Lega Nord) e del partito populista (IdV), caduta non rovinosa del PD, briciole inutili alle sinistre ecc. Aggiungo che personalmente, per non so quale virtuoso cortocircuito dell'immaginazione, avevo subodorato il risultato positivo ma non brillantissimo del PdL (contro chi prevedeva o un trionfo o una batosta).
Sostanzialmente, tutto resta come prima: la società italiana mi pare ferma. Qualcosa si muove qua e là, ma è robetta. Certo che misurare le dinamiche sociali con il metro delle percentuali di voto è un esercizio di notevole miopia (per non dire cecità). In fondo - ma è  cosa che sfugge ai più, anche a sinistra - i movimenti di maggior entità e peso sono sotterranei, rispetto al livello della politica parlamentare e della realtà sociale così come viene presentata dai media mainstream: per vederli bisogna guardare sotto, di lato e soprattutto altrove.

Chi si aspetta una palingenesi dai partiti è un ingenuo o uno stupido.

In Europa era prevedibile un buon risultato del PPE. Così come era prevedibile - del resto è evidente da tempo - il calo e la crisi dei partiti socialisti.
Ma i socialdemocratici non riusciranno mai per ovvie ragioni a prendere atto del fallimento della socialdemocrazia così come si è configurata nell'ultimo ventennio (il ventennio post-1989 del capitalismo trionfale), con la sua ideologia debole e la sua subalternità totale al pensiero unico neoliberista.

L'apparente paradosso per cui, in una fase di crisi profonda del capitalismo, le opinioni pubbliche si spostano a destra anziché - come sarebbe lecito aspettarsi (è quello che è successo per esempio in Islanda, ma si sa che gli islandesi sono un popolo particolarmente figo) - a sinistra si spiega forse anche così: a sinistra c'è il vuoto e, a parte il vuoto, quasi soltanto quattro vetero-gatti caricaturali, feticisti della falce e martello, e dei moderati troppo pasciuti, cresciuti in atmosfera protetta, infestati dalle lobby delle multinazionali e molto molto rispettosi delle esigenze del capitale globale. I socialdemocratici temono come un filovirus ogni radicalità e pretendono di vivere di rendita grazie alle loro (doverosissime) posizioni  progressiste in materia di diritti civili; ma soprattutto in periodi di crisi, smarrimento e attitudine collettiva alle passioni morbose non basta, non basta.

Questo vuoto deve essere colmato, ma non è detto che accada. Non sempre la storia caga fuori un Marx (o anche solo un Robespierre) al momento giusto.
Voglio dire che il bisogno di una nuova idealità forte non comporta necessariamente il parto di una nuova idea forte.

Per il resto, l'onda reazionaria e conformista che sta attraversando il continente ha a che fare e si spiega anche con quest'epoca che altrove ho chiamato "della disperazione e del terrore", con i flussi migratori sempre più impetuosi che si configurano anche come uno degli effetti a lungo termine del colonialismo.
L'Occidente da lungo tempo spadroneggia, rapina, succhia linfa vitale: ora che il feedback arriva, storce la bocca, si spaventa e fa lo stronzo. Come se la sua suzione non c'entrasse niente.

Certo è che di fronte allo stesso fenomeno sono possibili risposte diverse. Questo mi è sempre sembrato la dimostrazione più lampante di come non sia possibile predeterminare scientificamente a priori i movimenti delle società umane, con buona pace dei marxisti. E' il fattore x, l'elemento oscuro, impenetrabile, che fa della storia un processo dinamico aperto. La storia è dostoevskiana, non hegeliana.
Così, come gli anni Venti-Trenta produssero in America F. D. Roosevelt (dopo la catastrofe del '29) e in Europa Mussolini, Stalin, Hitler e Franco.
Senza fare paragoni esagerati, oggi dopo la catastrofe della crisi finanziaria gli USA hanno "prodotto" Obama, mentre da noi spira un vento fascistoide che non lascia presagire nulla di buono.
Grazie a dio non sembra che si profili all'orizzonte politico un personaggio dotato della statura negativa dei dittatori nazifascisti e comunisti degli anni Trenta. Tranne forse berlusconi, il quale per fortuna condivide con il porco di Predappio proprio la bassa statura internazionale.

Nota positiva: l'avanzata dell'ecologismo politico. Ma anche nel suo caso, mi sembra, il rischio è di cadere in un  immobilismo simile a quello dei partiti socialisti, e per ragioni analoghe: il gradualismo tattico si trasforma in moderatismo strategico ed è la palude, a fronte di un'emergenza ambientale planetaria le cui proporzioni riducono molte illusioni  antropocentriche alla giusta dimensione lillipuziana.

Note negative: il British National Party, il partito fascista britannico, manda a quanto pare ben due deputati all'europarlamento. I partiti xenofobi avanzano un po' ovunque. E anche se a Strasburgo saranno una manciata minoritaria, segnalano una tendenza globale spaventosa.
Tipo Fuoco Norreno.
Basta sporgersi dalla finestra per capire che anche da noi l'aria che tira, pestilenziale, è più o meno la stessa.